Mostri che vanno, mostri
che vengono, appena salutato, senza botti,
il Fuenti ecco affacciarsi
su Battipaglia e sulla Piana del Sele il Termodistruttore per i rifiuti:
un mostro preistorico, un rudere di archeologia industriale che si vuole
spacciare per scelta di progresso, ignorando il buon senso e la tutela
dell'ambiente.
Niente raccolta differenziata,
niente riciclaggio, i soldi pubblici andranno spesi in questo mastodontico
forno, che sarà capace di disperdere scorie e diossina per aria,
fiumi e terre.
"In fumo- sottolinea Gennaro
Vicinanza, presidente dell'Associazione nazionale giovani agricoltori e
leader della protesta antimostro- non andranno solo tonnellate e tonnellate
di rifiuti, ma anche l'intera economia della nostra piana, le nostre terre
e i nostri allevamenti. Addio bufale e addio mozzarelle, ma la cosa peggiore
è che il Mostro brucerà anche la salute, la nostra e quella
dei nostri figli.
A Battipaglia si vuole costruire
un impianto che città europee e del nord Italia hanno chiuso da
tempo".
Battipaglia, dunque, come
pattumiera nazionale, che dovrà ricevere migliaia e migliaia di
camion stracarichi di spazzatura non solo dalla Campania: una colonizzazione
a colpi di rifiuti, un turismo da nettezza urbana: l'ANGA, per fortuna,
non ci sta.
"Questa battaglia- continua
Vicinanza - non è solo nostra o degli ambientalisti; riguarda tutti,
perché questa porcheria entrerà nelle case di tutti. Per
questo bisogna parlarne, gridare il nostro sdegno con forza per informare
e sensibilizzare quanta più gente possibile.
"La lotta ha inizio: per
ora ad andare in cenere è un termodistruttore di carta che batte
bandiera Fiat: allo stemma piemontese si contrappone un vessillo borbonico
che rinnova una sfida antica di un Sud che non accetta coloni, nemmeno
se armati di monnezza. Brucia il mostro di cartone, brucia nella speranza
di scacciare il mostro che verrà.