Mi sarei aspettato maggiore
distanza tra le due “sponde”, ed invece costruire un ponte tra esse oggi
sarebbe forse più facile, visto il progressivo avvicinamento della
originaria distanza.
Un dato comune emerge: la
riforma del sistema elettorale, che avrebbe dovuto, attraverso il “bipolarismo
dei 44 partiti”, favorire la governabilità e sconfiggere la partitocrazia,
è fallita.
Da una parte il “centrosinistra”
è vissuto come una “prigione” da coloro che
intendessero, “da sinistra”,
affrontare i problemi del lavoro e del mercato, scontrandosi con sclerotiche
posizioni sindacali e pseudo-solidarismi d’altri tempi.
D’altra parte, nel “centrodestra”
non è emersa “una” (op)posizione tale da presentarsi come alternativa
plausibile per realizzare le Riforme necessarie e mai attuate.
Nella gestione delle città,
i “nuovi” sindaci sono forse la prova più evidente del fallimento
di questi “poli”; i nuovi strumenti giuridici posti a loro disposizione,
come nel caso delle società miste, hanno mostrato che nella scelta
MERCATO-CITTÀ, alcune “stonature” hanno riproposto, amplificati,
vecchi vizi dell’ancien regime.
La lottizzazione secondo
il manuale Cencelli è stata sostituita dal gioco dell’Assopigliatutto,
e finché non si introdurranno seri contrappesi come controlli sui
bilanci, referendum civici e circoscrizioni e, soprattutto, finché
le società-aziende, oggi vuoti scatoloni, non saranno soggetti di
impresa attraverso l’ingresso di capitali privati, sarà sempre
più forte la tentazione per molti di rimpiangere il “vecchio”.
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