TRA SCILLA E CARIDDI
Gianmaria Frattini

Mi sarei aspettato maggiore distanza tra le due “sponde”, ed invece costruire un ponte tra esse oggi sarebbe forse più facile, visto il progressivo avvicinamento della originaria distanza.
Un dato comune emerge: la riforma del sistema elettorale, che avrebbe dovuto, attraverso il “bipolarismo dei 44 partiti”, favorire la governabilità e sconfiggere la partitocrazia, è fallita.
Da una parte il “centrosinistra” è vissuto come una “prigione” da coloro che
intendessero, “da sinistra”, affrontare i problemi del lavoro e del mercato, scontrandosi con sclerotiche posizioni sindacali e pseudo-solidarismi d’altri tempi.
D’altra parte, nel “centrodestra” non è emersa “una” (op)posizione tale da presentarsi come alternativa plausibile per realizzare le Riforme necessarie e mai attuate.
Nella gestione delle città, i “nuovi” sindaci sono forse la prova più evidente del fallimento di questi “poli”; i nuovi strumenti giuridici posti a loro disposizione, come nel caso delle società miste, hanno mostrato che nella scelta MERCATO-CITTÀ, alcune “stonature” hanno riproposto, amplificati, vecchi vizi dell’ancien regime.
La lottizzazione secondo il manuale Cencelli è stata sostituita dal gioco dell’Assopigliatutto, e finché non si introdurranno seri contrappesi come controlli sui bilanci, referendum civici e circoscrizioni e, soprattutto, finché le società-aziende, oggi vuoti scatoloni, non saranno soggetti di impresa attraverso  l’ingresso di capitali privati, sarà sempre più forte la tentazione per molti di rimpiangere il “vecchio”.
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