I media sono diventati una
specie di religione laica, che in sostanza si sostituisce alla storia comunemente
accettata, alle culture nazionali, alle religioni vere e proprie, alla
famiglia e agli amici come forza determinante nella creazione della nostra
rappresentazione mentale della realtà.
Ma i media non sono un Rasputin
con un programma politico più o meno occulto, non sono né
di destra né di sinistra, non hanno un’ideologia politica o un programma
globale. I media si limitano solo a fornire ciò che vende di più,
ciò che massimizza i profitti. Le cose che vendono di più
sono quelle più eccitanti.
I cittadini che attaccano
la decadenza culturale verso cui conduce la tv sono quelli che comunque
la guardano. Se non comprassero ciò che dicono di
disprezzare, queste cose
non verrebbero più prodotte.Sicché, nel mondo d’oggi, il
vicino che viene invitato più spesso a casa non è un vero
vicino.
È una famigliola
televisiva, molto più benestante della vera famiglia media (all’incirca
quattro volte di più), che induce ad una concezione molto errata
e alquanto esagerata del livello di benessere effettivo del cittadino medio.
Confrontando se stesso con questa mitica famigliola ciascuno finisce per
sentirsi più povero, ma ha comunque coscienza della propria individualità
e sente il bisogno di affermarla. A metà di questo secolo sono stati
scritti diversi libri (ad esempio 1984 di G. Orwell), sul modo in cui le
moderne tecnologie di comunicazione avrebbero consentito un controllo autoritario
sulle menti, ma nella realtà si è verificato esattamente
il contrario.
Le moderne tecnologie elettroniche
promuovono un individualismo radicale, e la cultura di massa esercita un
controllo sui capi di stato molto più di quanto i capi di stato
esercitino un controllo sulla cultura di massa.
I media elettronici modificano
i valori, che a loro volta modificano la natura della nostra società.Il
villaggio elettronico condurrà inevitabilmente il mondo verso forme
di democrazia più dirette e meno rappresentative.
Si può sostenere
che i rappresentanti abbiano più tempo per riflettere sui problemi;
ma i fautori della democrazia diretta possono ribattere che sono anche
più vulnerabili alle pressioni delle varie lobby. E se si considerano
i paesi che hanno una tradizione di democrazia diretta, come la Svizzera
o la California, è difficile sostenere che la loro forma di governo
sia la peggiore. Ma è una forma di governo diversa. Che piaccia
o no, la democrazia diretta avanza.
Ciò che la tecnologia
permette, la nostra ideologia lo richiederà. Perché mai gli
elettori dovrebbero accettare che le proprie idee siano filtrate attraverso
i propri rappresentanti eletti, se questa non è più una necessità
materiale?