La fine delle proroghe per
il lavoratori socialmente utili (LSU), la fine di un progetto fallito che
non dovrebbe mai più essere ripetuto, dovrebbe insegnare ai nostri
comuni che non si risolve il problema della disoccupazione con le assunzioni
nel “pubblico”. Purtroppo la lezione che sembra abbiano imparato i nostri
cari amministratori è che la clientela fatta con l’affare LSU si
può intensificare e perfezionare con le “Società Miste” tra
cooperative (di amici?) ed enti pubblici per gestire aziende operanti nei
servizi primari: trasporto, gas, acqua, parcheggi, ecc. Queste aziende
non avrebbero e non hanno, nessun concorrente: 1 fornitore=1 prezzo “o
mangi sta minestra...”.
Bilanci non controllabili
(la stragrande maggioranza delle società esistenti hanno i conti
in rosso), controllo sul prodotto erogato esclusivo e senza soluzione di
continuità. Pur comprendendone i (pochi !) vantaggi,rappresentati
ad esempio dall’avvio al lavoro di manodopera locale e l’aiuto, indiscutibile,
sia economico (con i nostri soldi) che burocratico (con le amministrazioni
sempre pagate da noi), perché non aprire una gara per la miglior
idea imprenditoriale su quel servizio, dove, avendo impostato un regolamento
valido per tutti (o quasi?)vincerebbe la migliore per qualità e
prezzo? Inoltre applicando le stesse regole qualunque imprenditore privato
potrebbe intraprendere la stessa attività creando una giusta concorrenza
che non farebbe altro che abbassare il costo e migliorare il servizio.
E perché non pensare di dare un termine alla compartecipazione pubblica
“all’affare”. Dopo 2-4 anni l’ente cede le proprie quote raggiungendo più
obbiettivi: guadagno dalla vendita (se è stata ben gestita), avvio
al lavoro di disoccupati, aver fornito e impegnato la neo azienda a fornire,
un buon servizio.
“Potevamo stupirvi con
effetti speciali, abbiamo preferito la dura realtà”